TRASPORTO ECCEZIONALE | KAOZ ART RESIDENCY | PALERMO | 2020
a cura di Lori Adragna e Andrea Kantos 

Trasporto eccezionale | 2020

All’interno della produzione di Sonia Andresano ci sono due lavori specifici che possono introdurre Trasporto Eccezionale. Il primo presentato proprio a KaOZ e al teatro Garibaldi di Palermo durante la seconda edizione di Border Crossing/Geografico:Volver. Il lavoro video mostrava una risacca, un moto ondoso la cui cadenza naturale era ribaltata. Un mare siciliano. La seconda opera, sempre un’isola, a Venezia: Peso Leggero, una produzione di AlbumArte. In questo caso un autotrasportatore rivelava lentamente di essere esso stesso trasportato su una chiatta. Una apparizione inconsueta, priva di una vera e propria chiave narrativa, un capovolgimento surreale tra possibile/impossibile, mobile/immobile, pesante/leggero, liquido/solido. In Trasporto Eccezionale l'artista mette in opera diversi ribaltamenti, a partire dal carico, un rimorchio apparentemente vuoto la cui vettura (anche se sarebbe più utile chiamarlo “vettore”) punta un’isola, un’isola nell’isola che porta il nome di Isola delle Femmine. Già il luogo si mostra doppio e speculare, perché sia l’isola che la punta di costa più vicina e il comune di appartenenza sono un tutt’uno nel nome: isola delle femmine. Sull’isola vige il divieto di approdo; la struttura geomorfica di scarse dimensioni, rettangolare, rivestita di una vegetazione rada, mostra una scarsa varietà della flora e della fauna. Si direbbe già un’isola di sottrazione, salvo poi suggestioni specifiche, come quella del torrione difensivo di Camillo Camilliani, l’architetto che sarebbe stato l’assemblatore di Fontana Pretoria o della delle Vergogne, una fontana essa stessa isola, mobile/immobile, progettata e costruita a Firenze e acquisita e “trasportata” a Piazza Pretoria a Palermo, per decisione del senato siciliano. Il trasporto eccezionale è una qualità e una sostanza di ordine umbratile, emotivo e mentale, ma allo stesso tempo materiale, solare, roccioso, ventoso. La tensione fra la vettura di carta (che rimanda alle barche della medesima sostanza) e l’isola, si impone nell’inquadratura in un assetto verticale, provvedendosi di un fenomeno orizzontale, raro e poderoso: lo scontro speculare delle due correnti. Sullo sfondo dell'inquadratura, qualcosa stordisce e amplifica lo spazio partendo dalla pasta della materia (carta, vento, mare) e avanza per sostanze più rarefatte, l’emozione di un incontro che deve percorrere e al tempo stesso manifestare un’impossibilità, un paradosso, una indefinitezza. La vettura ricavata da un cartamodello è mossa dal vento impetuoso della costa, ma è un movimento la cui entità esteriore fa nervo interiore, vibrazione intima, che trova un suo eco nella successione di suoni e musiche tipiche della ricerca che avviene fra i canali delle frequenze radio. Che la musica sia figlia e parente del vento non è cosa nuova, e non tanto per le onde sonore che trovano la loro dimensione aerea di manifestazione, quanto per il soffio che connesso allo strumento specifico rimanda sia alla condizione di sospiro e patema che quella divina (ruah o spirito/soffio divino) di spirito animante che il respiro e ritmo biologico degli organismi. Il Trasporto Eccezionale di Sonia Andresano si fa “carico” di queste suggestioni ma non le esplicita, non applica una cernita di simboli ma sembra quasi sottrarsi, ritirarsi in un minimalismo che sfugge le descrizioni come un foglio di carta (quasi) bianca dalla quale si manifesta la forma fragile (ma che rimanda per contrasto a quella motrice e muscolare) e il trasporto. Dicevamo un tutt’uno. Isola e costa. Mare e terra. Cielo e sole. Due correnti opposte che nell’incontro delle creste alzano picchi e forme affascinanti. Trasporto e trasportato, trasportante e intrasportabile, agibile e percorribile, impercorribile e turbolento, approdo/non approdo, per partenza e direzione che non è percorrenza, e in questa moltitudine di dimensioni slabbrate: tempo e spazio, contratte non in un’alterità/alterazione, ma in quella musica che ha a che fare comunque col quotidiano. Le stazioni sono determinazioni di avanzamento, scandiscono le tratte dei trasporti, sono presenze eteriche e allo stesso tempo necessarie. Trasporto Eccezionale è un lavoro sull’intreccio di piani, un falso movimento che ne racconta uno vero e impercettibile: il sentimento. 

Lori Adragna e Andrea Kantos

GRUGAME | SPAZIO DUALE - PASTIFICIO CERERE | ROMA | 2020
intervengono Niccolò Fano, Claudio Libero Pisano, Saverio Verini 

GruGame | 2018

Profondamente ancorate a immagini e situazioni quotidiane, le opere video di Sonia Andresano si segnalano per il tentativo di amplificazione di alcuni aspetti del reale, ponendo l’enfasi su dettagli – anche minimi – che aprono a un immaginario poetico e al tempo stesso asciutto, privo di fronzoli. Partendo da un punto di vista intimo e personale, i lavori dell’artista toccano temi di carattere più ampio ed esistenziale – lo scorrere del tempo, l’attesa, la precarietà delle relazioni umane, lo spaesamento dato dall’adattamento a contesti nuovi – in cui è possibile rintracciare anche una sottile presa di posizione politica.
È il caso di GruGame, realizzato nel 2018, ma mai mostrato ufficialmente prima d’ora: Sonia Andresano ha posto l’attenzione sullo skyline de L’Aquila, sospeso da anni come in un fermo immagine a seguito del drammatico terremoto del 2009. Decine di gru scandiscono il paesaggio della città abruzzese e ne raccontano insieme il dramma e la volontà di rinascita. Il video, che a prima vista può apparire formato da una sequenza di immagini fotografiche, è in realtà animato da lievi movimenti del paesaggio (nuvole, le stesse gru, alberi che si flettono al vento); scarti minimi che, tra stasi e oscillazioni, invitano a esplorare gli scenari presenti nel video, suggerendo una lentezza dello sguardo e un approccio contemplativo, mentre il commento sonoro incessante enfatizza il passaggio del tempo. 

Saverio Verini

CRESCIT EUNDO | FESTIVAL ART+B=LOVE(?) | ANCONA | 2019
a cura di Butik Collective 

Crescit eundo | 2019

Nel locale commerciale dello storico negozio di scarpe “Mancini”, ora inattivo, viene presentato per il Festival Art+b=love(?) l’esito del progetto “crescit eundo”: la residenza dell’artista Sonia Andresano svoltasi da febbraio a maggio 2019 ad Ancona nel quartiere Archi. Un progetto diffuso che ha visto l’artista presente ad Ancona a cadenza mensile per mettere in atto una serie di azioni in dialogo con la comunità, parte attiva nel descrivere il proprio ritratto del luogo; un approccio relazionale che vuole essere il punto di partenza e la scintilla iniziale di un percorso di riappropriazione del quartiere attraverso fusioni di memorie collettive. Il processo è stato fin da subito dinamico e aperto alla possibilità che le varie fasi, dal concept alla realizzazione concreta, potessero accogliere contaminazioni fertili dovute all’interazione con il quartiere e con i proprietari dei locali commerciali; una predisposizione all’imprevisto che ha aperto il progetto ad una molteplicità di ipotesi e cambi di rotta. In questa ottica il percorso si è arricchito di laboratori che si sono svolti all’interno della sede di Sineglossa e al Bar Leone rivelandosi preziosi momenti di scambio tra lo sguardo di chi questi luoghi li rende vivi, li attraversa, li respira ogni giorno e chi, invece, si trova ad osservarli con interesse alla ricerca di tracce che ne descrivano un ritratto. Un quartiere, quello degli Archi, che la città di Ancona sente ora come periferico e popolare ma che conserva un’intrinseca eleganza e una vitalità che l’artista, attraverso un lavoro delicato e allo stesso tempo forte e incisivo, mette in evidenza riscoprendo (e potremmo dire letteralmente rispolverando) peculiarità oggi ignorate. Il mare diventa la chiave per comprendere un quadro più complesso. Elemento che circonda Ancona, la tocca, la accarezza senza mai farsi raggiungere davvero, ma che qui agli Archi ha costruito la memoria dello storico quartiere di pescatori entrando in relazione con la morfologia degli edifici e con le attività commerciali, altri due protagonisti del lavoro di Sonia Andresano. Un progetto che è stato il tentativo di aprire un varco metaforico e anche fisico all’interno della struttura architettonica, trasformando i locali e i negozi sfitti, attualmente inattraversabili, in ipotetiche traiettorie percorribili. Assi visivi che dagli Archi raggiungessero il mare. Un progetto video installativo che nasce primariamente dalla necessità di un’azione di riconquista dei luoghi e che diviene l’augurio per una mutazione dell’esercizio commerciale privato e chiuso in uno spazio pubblico attraversabile. Non c’è in mostra una spettacolarizzazione di ciò che è avvenuto ma c’è, invece, una chiamata all’azione partendo da un preciso cambio di prospettiva e di punto di vista. Crescit eundo: letteralmente crescere con l’andare, o meglio una riflessione su cose o situazioni che si sviluppano e acquistano vigore mano a mano che si attuano o procedono. Un titolo che è allo stesso tempo una suggestione poetica legata alla transitorietà, allo spostamento, all’andare appunto, ma anche un manifesto metodologico ben preciso. Lo spostamento e il movimento sono da sempre elementi cari alla poetica di Sonia Andresano che in questo progetto perdono, però, parte del carico personale, oserei dire emotivo, per riflettere su una transitorietà comune, propria della condizione umana e tanto più caratteristica di un quartiere in continuo mutamento, dinamico e variegato. Non c’è una narrazione diretta delle storie dei suoi abitanti, non c’è un’azione giornalistica e documentaristica ma c’è certamente una danza collettiva, immortalata nella sua spontaneità.  

Alice Cerigioni

PESO LEGGERO | ALBUMARTE VIDEOARTFORUM | 2018
a cura di Claudio Libero Pisano 

Peso leggero | 2018

Sonia Andresano è una giovane artista campana, trapiantata a Roma. O trasferita, chissà. Nel senso che venire via dalla sua terra e dalla sua casa le ha sempre creato, in ogni trasloco, una certa ansia e un profondo disorientamento. Da qui parte la sua ricerca che la conduce a questo video: è un andare? Un cercare di staccarsi da mai superati dolori trascorsi in un prima di ora o di quando, a un certo punto della sua vita, è iniziato il cammino? Una faccenda che non si può ovviare, perché chi nasce dove è nata lei, deve per forza andare altrove? Nelle opere di questo ciclo, l’artista racconta il distacco, il percorso, il tragitto, la destinazione. Forzata dall’inconscio o voluta dalla ragione? E poi, se è una destinazione, è per forza logistica o è un trasferimento dell’anima? Quanto pesa tutto questo? Si trasferisce per forza anche il dolore? Quanto trasferirti è vagare? Quanto ti fa riflettere su il prima e il dopo, il presente e la speranza di futuro? Il video Peso Leggero, girato i primi di ottobre di quest’anno, registra una sensazione forte anche se a ritmo lento, quasi sospeso e fa riflettere esplicitamente sul tema di questa ricerca, riuscendo forse a dare, dopo tanto tempo, una risposta decisa. Immagini nitide, ben girato, bisogna fermarsi e ascoltare cosa vuole trasmettere, cosa ci pone davanti e dentro di noi, per capire se tutto ci segue o tutto viene trasformato.


As mentioned, Sonia Andresano is a young artist from Campania, transplanted in Rome. Or moved there, perhaps. In a sense, leaving behind her land and her home has always given her a certain anxiety and some profound sense of disorientation. Her research begins here: is this to head somewhere? Is it an attempt to break away from pains of the past or after the journey began? Is it an unavoidable experience for those born where she was born, who must necessarily expatriate? In the works that are part of this cycle, she recounts the detachment, the path, the journey, and the destination. Forced? And then, if it is a destination, is it inevitably logistic or is it a transfer of the soul? What’s the weight of all this? Does pain also move? How much of moving is wandering? How much does it make you reflect on the before and after, the present, and the hope for the future? The video Peso Leggero (Light Weight), filmed in early October this year, incites a feeling that makes us reflect on all this – offering perhaps a pivotal answer after a long time. With sharp images and well shot, the video requires one to stop and listen, in order to understand the message it conveys, what it puts before us and within us. At last, the artist believes this video represents a turning point, one at which a set of life chapters finally alleviates and culminates in a serene vision; indeed, a suspended sensation of light weight. 

Cristina Dinello Cobianchi

“Peso leggero è per molti aspetti il punto d’arrivo di un ciclo, che non necessariamente si concluderà. Ma è sicuramente un punto fermo. Rappresenta a mio parere la chiusura di un’esperienza già delineata in molti dei lavori precedenti dell’artista. L’idea dello spostamento, del carico emotivo e fisico della ricerca di un equilibrio in Sonia Andresano si evince nella rappresentazione di un dato materiale. Nei suoi lavori ha focalizzato la fatica vera di essere nomadi, una condizione non sempre scelta. Per lei non conta molto l’aspirazione alla stabilità quanto piuttosto documentare i movimenti, le connessioni tra un prima e un dopo. Una logistica tutta emotiva la sua che si esprime attraverso la messa in primo piano di oggetti e azioni apparentemente di poca importanza. Scatoloni che diventano pesanti come pietre, foto dal sapore vintage delle stanze condivise negli anni, video nei quali demolisce muri dell’ennesimo appartamento dove si trova a vivere. Ma i gesti e gli oggetti hanno il compito di raccontare un disagio vero, una ricerca di stanzialità, anche emotiva, che fatica a palesarsi”. 

Claudio Libero Pisano

TANDEM | 2018
Mole Vanvitelliana | Museo Omero | Ancona 

Sul letto del fiume, (nel mare di Ancona) | 2017

Realizzata in occasione della residenza BoCS Art di Cosenza nel 2017, quest’azione – così preferisce chiamarla l’artista – è stata concepita per il fiume Crati, il corso d’acqua più lungo della Calabria. Per le sponde di questi, l’artista ha liberato 30 cuscini per un’intera notte, iscrivendo, su 17 di essi, verbi in vernacolo Calabrese, come lattarizziu (angoscia), bbucari (soffocare) e mbaliggiari (andare/morire). Il risultato è una diaspora di pensieri, parole, stati e concetti, che su un letto immaginario fatto d’acqua – il letterale “letto del fiume” – deposita alcuni degli stati di (in)coscienza più reconditi dell’uomo. Un lavaggio, uno scorrimento e un’azione di catarsi, che nella sua casualità, in mano alle forze naturali, ha portato allo smarrimento di 4 dei 30 elementi originali: fuga? Furto? Attrazione? Repulsione? Tutte emotività insite dell’arte e della sua fruizione. In occasione della personale presso il Museo Tattile Statale Omero (MTSO), l’artista propone una ricontestualizzazione della stessa opera nelle acque del molo che cingono la struttura: quelle del Mar Adriatico. Questa seconda azione – parole dell’artista – attinge alle teorie del pensatore giapponese Masaru Emoto, il quale, con dimostrazioni pratiche e postulati teorici, ha cercato di dimostrare le capacità mnemoniche dell’acqua, in grado di assorbire e perpetrare stati d’animo, emozioni e storie. Sul letto del fiume diventa pertanto una fusione di memorie ubique che ritiene nel corpo del cuscino – icona di riposo, intimità e confessione – l’essenza più intima di due popoli, due culture e due realtà (in)conscie. 

Quattrocentocinquantanovevirgolaquattro | 2018

Dopo aver goduto dell’esperienza di sul letto del fiume – opera esterna alle mura del MTSO - il visitatore è invitato a varcare la soglia dell’ingresso principale, da cui si libera un’ovattata voce diffusa. È una sorta di bisbiglio, di confessione femminile impercettibile. Il percorso procede per gli ambienti del museo: il chiostro, le sale di ricevimento, l’interno, incrociando ambienti da cui si sospendono drappi di lenzuola che, l’osservatore, in condizione di cecità, non percepisce nella sua esperienza museale. Eppure, oltre che per via aerea, lo stesso le sta calpestando, imbrattando e rendendo proprie sotto ai suoi passi, in un’operazione plurale, di gruppo, disegnata dall’artista. L’audio che si è origliato lungo tutto il museo è un monologo che narra di un pellegrinaggio effettuato decenni orsono dalla nonna dell’artista, un viaggio di pulizia, catarsi e contrastante blasfemia, in cui la nonna, in età matura, trova il coraggio di rivelarsi nelle sue più intime sfumature di innocenza, ingenuità e contrastante malizia, cattiveria e malafede. Quattrocentocinquantanovevirgolaquattro è infatti la distanza che intercorre fra Salerno – città d’origine delle due – ed Ancona, meta del pellegrinaggio. Un’esperienza lunga ed estenuante, tanto da stimolare confessioni, pensieri, aneddoti altrimenti segreti, che ora passano d’eredità nella memoria dell’artista, esattamente 60 anni più giovane di sua nonna, distanza espressa metaforicamente dalle lenzuola sciolte per il museo e calpestate dai visitatori (lunghe 60 m). L’audio-installazione si propone dunque come una visualizzazione delle condizioni spazio- tempo cui è esposto l’uomo: 459,4 km, lo spazio e 60 anni, il tempo. Un’equazione tanto virtuale, quanto universale, che nell’opera, volta a stimolare riflessioni sul tempo, la vecchiaia e la confessione famigliare, si fa più complessa proponendo temi sociali spesso infranti ed ignorati, come la consapevolezza dello spazio fisico personale (quello impresso sulle lenzuola, con i propri passi), quello dell’ascolto (l’audio dell’installazione) e quella della fiducia interpersonale (situazione resa imprescindibile dall’incedere in gruppo). Quattrocentocinquantanovevirgolaquattro si propone pertanto come un’esperienza multisensoriale che, attraverso i suoi elementi compositivi, porta in superficie nodi della persona famigliare, pubblica e privata spesso rimasti indiscussi, inespressi e ignorati e che attraverso un discorso spirituale, fisico e confessionale si rendono fisici, spaziali e sociali. 

Il quarto strato | 2017

A completare il percorso di Sonia Andresano è l’opera vincitrice del Premio Apulia Land Art Festival 2017, il quarto strato, la stessa che ha funto da connettivo per la mostra presso il MTSO. Realizzata nel favolistico contesto delle saline di Margherita di Savoia in Puglia, l’opera celebra, attraverso un alienante lavoro manuale dell’artista, le vecchie popolazioni di salinieri operanti nell’area. Raccattando materiale ligneo povero e tessuti appartenenti a famiglie locali, l’artista produce, in un ritmo marxianamente “alienante”, una serie di zoccoli di grandi dimensioni poi adagiate lungo una cordigliera di sale in una vasca naturale. Alla vista, la barriera si configura come una falange di zoccoli modesti e altrettanto eleganti, che protendono verso il mare, verso un viaggio surreale. È una falange di lavoratori, combattenti, gente agguerrita andata ormai scomparsa, fagocitata dalla macchina e dal suo ritmo falciante e competitivo. È altresì tutte le popolazioni andate perse nel mare, alla ricerca di un futuro più concreto. È una schiera di scarpe nude che invita all’indosso, e quindi alla rivolta, alla lotta per i diritti e alla protesta delle masse, una chiamata mitologicamente “arturiana”, cavalleresca, quasi, che rende dignità ad un’icona di povertà e fatica, una memoria andata. Il quarto strato richiama, per assonanza, il noto dipinto di Giuseppe Pelizza da Volpedo, Il Quarto Stato (1901), aggiungendo a quest’opera nostalgica, militante e mitologica, un ulteriore st/rato di lettura.

Giosué Prezioso, Giuseppe Capparelli

BLU (Dialogo tra Elena Bellantoni e Sonia Andresano)
ROME ART WEEK | 2016 

In uno spazio bianco Elena Bellantoni e Sonia Andresano dialogano attraverso una proiezione video ed un’installazione. LOOKING for E.B di Elena Bellantoni è un video doppio canale in cui vengono tradotti i medesimi gesti da una parte all’altra. Le protagoniste del video sono tutte donne che si susseguono tra un'antica farmacia e uno spazio sospeso quasi irreale. Questo ritratto di famiglia è segnato da un colore, il blu. Come in un rituale, il colore-medicina, impregna la camicia di E.B. (riferimento a Effi Briest – protagonista di un libro di Theodore Fontaine, scrittore prussiano che lavorava in questa farmacia - e iniziali dell’artista stessa). Grazie al “farmaco blu” l’artista riesce a definire la propria identità all’interno del suo sistema famigliare. (I medicinali di colore blu erano considerati utili per guarire dall'isteria, "malattia" delle donne e delle cosiddette streghe nel '600). Egg di Sonia Andresano è una scultura di gesso fasciata da garze da cui spunta una schiena, la sua. Il riferimento alla donna è evidente: a prima vista Egg sembra un sesso femminile. Si sta schiudendo, ha atteso un tempo, quello della guarigione, ma resta sospeso in una evidente volontà di ritorno al grembo materno. Come contraltare ha Blu, un pannello materico di gesso e cemento su base lignea che paradossalmente rappresenta il dentro, l'anima. Entrambe le artiste sono in scena come in un corpo a corpo, rivelando la propria identità; “riflettono” su questa tinta che dipinge un’appartenenza, in cui l’elemento femminile prevale e ne segna in qualche modo il destino.

In a white space Elena Bellantoni and Sonia Andresano converse through a video and an art installation. LOOKING for E.B by Elena Bellantoni is a film video with two screens where gestures are repeated from one side to the other. The characters are all women who come one after the other among an old chemist’s and a suspended space, almost unreal. This family ‘s portrait is marked by a color, blue. As in a ritual, the medicine-colour, impregnates the shirt of E.B. (a reference to Effi Briest – the book character by Theodore Fontaine, a Prussian writer who worked in this pharmacy – and a reference to the artist initials). Thanks to the "Blue medicine" the artist is able to define her own identity in her family system. (The blue medicines were considered useful to cure the hysteria, "disease" of women and of so-called witches during the '600). Egg by Sonia Andresano is a gesso sculpture bandaged in gauzes from which a back sticks out, hers. The reference to the woman is obvious: at first glance appears like a female sex. It is hatching, it has waited its time, the time of healing, but it’s suspended in an undeniable willpower to return to the maternal womb. On the other side there is Blu, a gesso and cement panel laid on a wooden base that paradoxically represents the inside, the soul. Both the artists are on stage like in a body to body, revealing their identity; " they reflect" on this shade that paints an affinity, where the female element prevails and marks the fate somehow. 

Elena Bellantoni, LOOKING for E.B, 2012, Full HD, 6’26’
Sonia Andresano, Egg, 2014, gesso e garze, 30x37x37 cm | Blu, 2016, pannello di legno, gesso e cemento, 120x100 cm

© 2019 sonia andresano